Chiara Botta
Quest’anno, presso l’Accademia di Architettura di Mendrisio è stato premiato il lavoro di diploma di
Chiara Botta, atelier Nunes Gomes
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con il tema "The cycle of permanence and impermanence"
con questa motivazione:
Il progetto si situa in Val Bavona, una valle appena ferita da tragici e violenti eventi naturali che ne hanno radicalmente modificato la morfologia e il costruito. L’intervento si concentra nell’area tra Faedo e Roseto ma non tralascia il gesto territoriale per l’intera valle grazie al ridisegno di un percorso di fondovalle, limite ecologico tra bosco e pascolo.
La giuria è stata colpita dal lavoro approfondito di ricerca, dalla delicata lettura del contesto e dalla competente interpretazione delle misure ingegneristiche scelte per l’area reduce dall’alluvione per rivelare nuovi paesaggi che nascono dalla gestione consapevole dell’acqua.
La rappresentazione dimostra il controllo preciso dei temi affrontati. Chiara gestisce con maturità e sensibilità la rappresentazione a diverse scale fino a rendere di facile comprensione schemi funzionali necessari a comprendere la ricchezza del progetto.
Il progetto interpreta con unitarietà il tema della sicurezza proponendo una sensibile e precisa rilettura territoriale dei quattro temi: sistema frenante cinetico a spina di pesce, mitigazione della raccolta detritica, il disegno delle aree di espansione golenale, il restauro di muretti a secco.
In un’ottica di economia circolare, gli interventi riutilizzano scarti di cava e detriti locali, riducendo l’impatto ambientale. Compiendo un salto di scala, il progetto promuove il restauro dei muri a secco e l’integrazione di orti destinati a riattivare la comunità rurale. Dettagli essenziali confermano l’attenzione alla dimensione umana in un progetto territoriale.
Il progetto di Chiara presentato rende la gestione dell’acqua un’occasione per ridisegnare il paesaggio e metterne in sicurezza la popolazione. Come sottolinea il testo di presentazione “L’architettura media tra protezione e mutamento: la presenza umana si integra con rispetto nei cicli agro pastorali in un turismo sensibile, trasformando la vulnerabilità del territorio in coesistenza consapevole.”
Ci congratuliamo per il contributo progettuale di grande qualità che rappresenta l’occasione di riflettere sul ruolo dell’architettura del paesaggio nella ricostruzione di un territorio devastato da eventi climatici estremi.
